Deserti…o no?

Il deserto orientale è una delle zone più inospitali dell’Egitto.

Hans Winkler, un tedesco, studioso di filologia semitica , professore all’università di Tubinga e successivamente a quella de Il Cairo, interessato alla “cultura popolare” e all’arte rupestre, nel novembre 1936 iniziò un epico viaggio, a dorso di cammello, verso quel luogo di aspra bellezza. Dirigendosi a Oriente sulla via che dal deserto porta al Mar Rosso, registrò e numerò i vari siti di arte rupestre, il primo (sito I) lo incontrò subito a qualche km a est di Qift, a Qusur el-Banat, e poi via via il sito 2, 3… ogni tanto faceva qualche settimana di pausa, forse per rifornimenti.

Il 20 Dicembre arrivò al sito 18, lì le incisioni erano talmente tante che dovette tornarci una seconda volta.. Elefanti, giraffe, ippopotami, antilopi, pecore, bovini, coccodrilli, barche, uomini con archi, geroglifici antichissimi, il dio Min, un’iscrizione greca, alcune arabe, cammelli, leoni, questo per citarne solo alcune.
Le pubblicazioni di Winkler non furono mai rivedute, con lo scoppio della II Guerra Mondiale fu arruolato, e nel 1945 ucciso in Polonia.
Sicuramente non fu solo la voglia di avventura a spingere Winkler, e come lui altri studiosi, in quel territorio.
I deserti egiziani, infatti, non sono per nulla zone marginali, ma da sempre terreni di contatto, di scambi, e fondamentali per lo sviluppo economico e culturale di quella civiltà che tanto indaghiamo lungo il corso del Nilo.

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