Ore 17: mummia time!

Alcuni aspetti della cultura egizia sono diventati nazional-popolari: piramidi, sarcofagi antropoidi e…mummie! Le mummie, pur non essendo un fenomeno’ esclusivamente egizio, da sempre hanno suscitato quella curiosità quasi morbosa verso l’esotico. Attualmente i resti mummificati all’interno delle collezioni museali non vengono sbendati, attraverso analisi non invasive, raggi x, TAC, lo sbendaggio è virtuale. Ma non è sempre stato così…
L’egittologia è una scienza moderna, sino all’ottocento l’interesse verso l’antico Egitto poteva essere classificato come egittomania, una moda per tutto ciò che riguardava la terra dei faraoni, moda che però sarà fautrice della nascita di tante collezioni europee diventate poi musei di fama mondiale!
All’epoca le mummie ovviamente venivano sbendate, sia per recuperare quello che di ‘prezioso’ contenevano: amuleti  e gioielli, sia anche per analisi, diciamo un po’ più invasive: un’autopsia su di una mummia del Museo di Bruxelles, effettuata nel 1942, ha fatto sì che della suddetta mummia attualmente rimanga solo la testa posizionata su di uno scaffale!
Ma non posso dirvi che il corpo delle mummie fosse sempre gettato, anzi, sin dal Medioevo le antiche mummie egizie erano ricercate come medicamento e anche per essere “bevute”! Sì bevute! Il corpo veniva sbriciolato e messo in infusione! Un tè di mummia!
Già il famoso medico filosofo Avicenna, vissuto a cavallo dell’anno mille scriveva: “Mumia calida est in fine tertii sicca prout creditur in primo. Inest autem ei proprietas omnem spiritum confortandi, quod adijuvat continuativa viscositas”. La considerava un vero toccasana per qualsiasi malanno, dalle ulcere agli ascessi, dalle fratture alle contusioni, per la tosse, il mal di gola e perché no anche per emicranie ed epilessia, insomma una vera panacea!
Ma, facciamo un passo indietro, perché credere a questa potenza guaritrice dei corpi imbalsamati?  Forse tutto nasce da un fraintendimento…linguistico!
La parola mummia deriva dalla parola mumyya, una sorta di bitume con la quale venivano imbalsamati in epoca tarda i corpi, un’asfaltatura veloce!
Già nel I secolo d.C. Dioscoride nel suo trattato ‘De materia medica’ indicava come mummia non il corpo imbalsamato ma il pissasfalto, prodotto simile all’asfalto e alla pece che si trovava anche in natura e che si pensava avesse proprietà curative.
Ecco che poi per la scuola medica salernitana del XII secolo mumia era già il risultato dell’antica imbalsamazione egizia, mentre per altri “l’umore” che trasudava dalle mummie. Nel 1581 il medico e naturalista Mattioli riportava che gli arabi attribuivano alla mummia la capacità di curare epilessia, emicranie, numerosi altri mali e mescolata ad acqua e menta persino le passioni del cuore! Ma essi intendevano la mummia inteso come corpo o il già citato pissasfalto, considerato un trattamento per ferite, emorragie, fratture e nausea? Quindi per tutto il Rinascimento la polvere di mummia era ritenuta ottima per curare svariati malanni, persino problemi sessuali. Essendo molto alta la richiesta sul mercato cominciarono a comparire anche i ‘falsi’:  finte mummie venivano preparate appositamente per ricavarne la polvere. Abbiamo anche delle ‘ricette’!

“[…] Prendi adunque due, o tre Cranij humani freschi, questi si pestino in un mortaio di marmo grossamente: questa materia così a questa maniera pestata, si ponghi in un matracio capace con collo longo, spargendoli sopra acqua di vita giuniperina, overo di Salvia, talmente che sovra avanzi quattro o cinque dita, si rinchiudi il vaso, con grande diligenza, che non possi respirare, si faccia la digestione nel bagno vaporoso, pre dodeci giorni almeno: poscia li colli, questa materia si esprimi, con il torchio fortissimamente, dalla quale uscirà un liquore rosseggiante a guisa di sangue, il quale sarà oleoso, e resinoso; di nuovo rigetti sopra le feci nuovo mestruo, qual si vada digerendo, per quattro o cinque giorni, di nuovo collando, e esprimendo ogni cosa con il torchio di maniera, che ogni essenza sostantifica esattissimamente si cavi. Tutte queste espressioni e liquori insieme mescolati, e posti in un alabico si destillino per bagno a vapore infino che rimarrà l’estratto in forma, di sapa impregnato, così dal solfo, come dal sale, del principalmente abbonda il Cranio, anzi che quasi tutto abbonda di sale, quello estratto digesto, e perfettamente purificato […] lo conserverai per servirtene contro il mal caduco, la dose è di mezzo scropolo, overo d’uno scropolo con la propria acqua distillata, la quale per se stessa è efficace rimedio contro l’Epilessia”
mumia
La polvere, quindi, poteva essere anche di cadaveri recenti che venivano eviscerati, seccati, aromatizzati e bendati…e spacciati, anche nelle grandi farmacie europee, da consumarsi per uso esterno su contusioni e lesioni o ingerita attraverso infuso!
Nel ‘400 e nel ‘500 al Cairo e ad Alessandria si cercò di fermare questo commercio di ‘falsi’, imponendo tassazioni molto alte e procedendo persino ad arresti: i corpi che venivano trattati potevano andare dalla carne di cammello a quella di viandanti o di  ogni qual sorta di cadavere magari anche morto di malattie quali la peste! Non sapendo come classificare i corpi per tassarli pensarono bene di equipararli al pesce essiccato!!!
In un testo del 1625 si attribuisce ad un certo Elmagar, un medico ebreo che visse attorno al 1100, la prescrizione di mummia ai cristiani e musulmani che combattevano in Palestina. Da lì poi si diffuse la ‘moda’ anche in Europa con vere e proprie speculazioni e relative oscillazioni nei prezzi di mercato: sappiamo che a Genova veniva venduta a libbre, a Napoli non era sottoposta a gabella, a Firenze invece la gabella era di 7 denari a libbra, nel 1492 in Francia veniva venduta a 25 scudi d’oro al quintale. Si dice che  Francesco I portasse sempre con sé un sacchettino di polvere di mummia mescolata a polvere di rabarbaro per curare le contusioni. Nel 1586 partì dall’Egitto un carico con destinazione l’Inghilterra, il carico era il bottino di John Sanders un agente di una compagnia mercantile: 600 kg di mummie smembrate.
C’è chi stima che nel XVII secolo la polvere avesse raggiunto l’attuale valore di 15.000 euro al chilo, ecco perché si iniziò anche in Occidente a falsificare le mummie, o meglio ad utilizzare corpi recenti.
Nel ‘bugiardino’ si riportavano anche degli effetti collaterali dovuti all’assunzione della polvere di mummia, che andavano dalla semplice nausea alla paralisi alla bocca….

Se ne parla ancora in un listino prezzi farmaceutico viennese nel 1911; nel 1924 la Ditta Merck di Darmstadt la vendeva ancora con il nome di Mumia vera aegyptiaca  e, anche se in alcune vecchie farmacie si trova ancora esposto il barattolo ‘mumia’,  la consuetudine di assumere polvere di mummia sembra essere scomparsa nei primi decenni del XX secolo. Anche se per alcuni in certi negozietti di New York……

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