I have a dream!

Un genovese, una sfinge e un sogno…no, non è l’inizio di una barzelletta, ma di una di quelle storie dell’archeologia che tanto mi piacciono.  2016, Cairo, Piana di Giza, oltre le tre grandi piramidi, il museo della barca sacra, la distesa di mastabe, le piramidi satellitari più piccole, spostandoci verso la sfinge, notiamo che tra le zampe anteriori vi è una stele: è la stele che ormai viene definita la “Stele del sogno”.  1817, Giza, Giovanni Battista Caviglia è un capitano di mercantile, nato a Genova nel 1770 che ormeggiata la nave ad Alessandria d’Egitto, si sta dedicando all’esplorazione. Il console inglese Salt, lo ha appena assoldato per l’esplorazione della piana di Giza e per la pulizia dalla sabbia della sfinge: tra i vari manufatti che porta alla luce vi è proprio la “stele del sogno”. Altopiano di Giza, XV secolo a.C., battuta di caccia, il sole allo zenith, il principe Thutmosi per ripararsi del sole si ferma vicino alla testa della sfinge e si addormenta. In sogno la sfinge gli parla: ” Guardami, getta uno sguardo su di me, figlio mio Thutmosis; sono io, tuo padre Harmachis-Khepri-Ra-Atum. Ti darò la mia regalità sulla terra alla testa dei viventi; porterai la corona bianca e la corona rossa sul trono di Geb, l’erede; tutto quello che illumina l’occhio del signore dell’universo (…) Vedi, il mio stato è quello di un uomo che soffre, mentre il mio corpo intero è rovinato. La sabbia del deserto su cui mi ergo si avvicina a me (…)” ( da Grimal). Il principe fece liberare la sfinge dalla sabbia e divenne faraone, il faraone Thutmosi IV, pur non essendo primogenito. A memoria, nel primo anno di regno, fece erigere la “stele del sogno” con il racconto dell’evento, per legittimare il suo potere; con i secoli la sabbia ricoprì la sfinge e la stele sino a che un genovese…ma questa storia la sappiamo già!

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