Mummie d’Egitto. L’inizio.

Quando si parla di Antico Egitto e di culti funerari sembra scontato parlare di imbalsamazione. Ma quando nasce questa pratica e perché? Bisogna partire dal Periodo Predinastico quando, per ragioni meramente igieniche, i defunti venivano sepolti in fosse nel deserto lontano dai villaggi. Il clima caldo e secco del deserto permetteva una conservazione del tutto naturale del corpo. Alcune condizioni climatiche, infatti, permettono una mummificazione naturale, come nel caso della famosa mummia di Öetzi, rinvenuta sulle Alpi in un ghiacciaio e ora conservata al Museo di Bolzano. Ritornando alle nostre fosse nel deserto, bisogna ricordare che spesso venivano danneggiate da animali selvatici, ed è per questo che diventerà indispensabile l’utilizzo di contenitori in cui inserire il corpo per impedire danneggiamenti dall’esterno. All’inizio si provvederà con oggetti di recupero: vasi, ceste; e, poi, con le dovute evoluzioni nelle forme, si arriverà a quei contenitori che verranno chiamati “sarcofagi” dai Greci.
Questi contenitori isolando il corpo dal terreno, però, non permettevano la mummificazione naturale. Ecco che diventerà indispensabile l’imbalsamazione: un’imitazione artificiale di ciò che avveniva in natura con la mummificazione naturale!
(foto da http://arte.fcp.it).2eda2c_97313533eec740c5bdf4e38193329c84

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